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Polizia nella Storia

La Polizia Italiana raccontata attraverso i suoi eroi, i suoi drammi e le sue conquiste

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I CAPI DELLA POLIZIA ITALIANA

 

 

Trattare dei Funzionari che nel corso delle varie epoche occuparono secondo varie denominazioni i vertici di comando della Polizia italiana non è cosa facile: si rischia di sciorinare una sequela di nomi e di date che alla lunga finirebbe per annoiare il lettore. Viceversa, dando indicazioni troppo specifiche si sfocerebbe nella pedanteria. Scegliamo quindi una via di mezzo, nell'unico intento di collocare ciascuna figura nel relativo contesto storico e facendo rinvio ad altri settori del sito per i singoli approfondimenti. Va specificato che su alcuni Funzionari - soprattutto dell'Ottocento - non vengono riportate notizie biografiche o di servizio sia per la loro assenza, sia per il periodo troppo breve in cui sono rimasti in carica. Abbiamo preferito indicare nella cronologia essenziale soltanto i passaggi storico-sociali più salienti delle varie epoche, rinviando fin da subito il lettore alle sezioni specifiche di questo sito: qui riteniamo sufficiente un inquadramento di massima delle figure dei singoli Capi della Polizia visti nel loro contesto storico.

 

1852 - 1859: CRONOLOGIA ESSENZIALE

Tale periodo, fatto di costanti e massicce evoluzioni strutturali della Pubblica Sicurezza, fu caratterizzato dall'assenza di un Funzionario con la qualifica specifica di "Capo della Polizia": l'attività di pianificazione e coordinamento fu affidata ai Prefetti e ai primi Questori del Regno che si posero dunque ai vertici della scala gerarchica. Solo a partire dal 1859 questa sorta di autonomia gestionale delle massime autorità locali fu sottoposta al controllo del Segretario Generale del Ministero dell'Interno fino a quando, nel 1887, fu definitivamente costituita a livello centrale la Direzione Generale della Pubblica Sicurezza. Sul piano nazionale, l'Italia non ha ancora raggiunto l'unità: le situazioni maggiormente preoccupanti sul piano dell'ordine e della sicurezza pubblica sono rappresentate da fenomeni di anarchia politica e di brigantaggio nelle zone rurali. La criminalità è ancora di mera sopravvivenza anche se in alcune città italiane (ad esempio Bologna) sono già attive organizzazioni criminose la cui struttura è molto simile a quella della mafia. Manca un controllo del territorio, il Corpo delle Guardie di P.S. è rappresentato da pochi uomini spesso concentrati nelle fasce urbane più numerose. Manca un coordinamento stabile tra Questori, Prefetti e Ministero e i funzionari vengono preparati su base quasi esclusivamente di esperienza pratica.

La prima figura riconducibile a quella di Capo della Polizia (sebbene manchi fino a questo momento una definizione chiara) è quella di:

Domenico Migone (1859)

Resta in carica per nemmeno un anno e di lui non abbiamo nulla se non il nome.

 

1860 - 1911: CRONOLOGIA ESSENZIALE

Tale periodo è ricchissimo di avvenimenti socio-politici, primo tra tutti la riorganizzazione del Regno d'Italia dopo l'Unità del Paese del 1861. Proprio per questo la Pubblica Sicurezza deve essere rivisitata su più ampio respiro e con maggiori competenze legate al territorio e alle relative esigenze sociali. L'imposizione dell'unità nazionale viene mal digerita in taluni contesti, soprattutto al Sud, con il proliferare di movimenti indipendentisti che mirano alla ricostituzione della precedente sovranità; in tali movimenti si innestano anche attività criminali e di brigantaggio che sperano così di trovare la loro affermazione cavalcando l'onda dell'anti-italianità. Vengono inviati al Sud numerosi agenti e viene costituita la squadra di militi a cavallo per un più capillare controllo del territorio visto tuttavia in chiave esclusivamente repressiva. Ecco i Direttori Generali della Pubblica Sicurezza che si avvicendarono in questo periodo:

Angelo Boron (1860-61 e di nuovo nel 1863)

Edoardo Fontana (1862)

Oreste Biancoli (1864)

Antonio Binda (1865)

Nicola Amore (1866)

Originario di Roccamonfina (Caserta) che gli dà i natali nel 1828. Laureato in Giurisprudenza, viene nominato Questore di Napoli nel 1860 sulla base di un principio della Costituzione Partenopea del 1799 per cui la massima autorità di Pubblica Sicurezza andava nominata scegliendola tra storici, giuristi e alti magistrati. Dopo soli sei anni diventa direttore superiore della Pubblica Sicurezza (17 luglio 1866) rimanendovi in carica fino all'anno successivo. La storia ci tramanda la figura di questo Funzionario come fervido sostenitore di idee liberali che sfoceranno in numerose direttive da lui emanate. Traccia le linee-guida delle note "Istruzioni Ricasoli", firmate dal Ministro dell'Interno: tali Istruzioni sono passate alla storia per il loro contenuto assolutamente moderno per l'epoca e che ancora oggi stanno alla base della formazione professionale dei nostri Funzionari. Con ogni evidenza fu il primo precursore della necessità di una Polizia a contatto con il Cittadino con il quale era necessario ricercare prima di tutto la collaborazione e il rispetto anzichè imporgli pedissequamente l'autorità del ruolo rivestito.

 

Giuseppe De Ferrari (1867)

Francesco Gloria (1868-1869)

Giuseppe Sensales (dal 1870 al 1874)

Giuseppe Rossi (1877)

Luigi Berti (1878)

Giovanni Bolis (dal 1879 al 1883)

Originario di Caprimo (Bergamo) ove nasce il 22 gennaio 1831. A 22 anni entra a far parte dell'Amministrazione della Pubblica Sicurezza dopo il conseguimento della laurea in Giurisprudenza: ne percorre tutti i gradini, dapprima come Questore di Livorno, di Roma e poi Prefetto di Cremona e successivamente di Como. Diventa Direttore dei Servizi di Pubblica Sicurezza il 14 agosto 1879 e la sua gestione segue quella innovativa già instaurata da Amore. Capisce soprattutto la necessità di adeguare alle moderne esigenze un sistema di Polizia che egli vedeva vecchio e superato, tentando (invano) di costituire una Pubblica Sicurezza dotata di una sua distinta direzione generale. Cerca per primo un contatto diretto con la stampa facendo affiggere quotidianamente presso il Ministero dell'Interno un bollettino-notizie in modo che queste siano portate a conoscenza dei Cittadini in modo corretto e senza travisamenti. Istituisce la bipartizione dei ruoli distinguendo quello dei questori, ispettori e vice ispettori da quello dei delegati: è la prima distinzione che rispetta in linea di principio quella attuale tra il ruolo funzionari, dirigenti e direttivi e quello degli ispettori. Il suo spirito innovativo si estende alla costituzione di tre nuove divisioni in cui far confluire la polizia giudiziaria, quella amministrativa e i c.d. affari riservati, i moderni servizi segreti. Rimodula in chiave moderna il regolamento dell'allora Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza tracciando i primi solchi di competenza con Istituzioni parallele quali i Carabinieri Reali e le Guardie Municipali. Dà i natali al primo servizio di Polizia Ferroviaria all'interno dei principali scali; introduce il registro delle persone pregiudicate e sospette e dei minori deviati, antesignano sistema di casellario per l'individuazione immediata delle notizie su un singolo soggetto. Applica le moderne tecniche di repertazione fotografica alle indagini di polizia giudiziaria introducendo le fotografie non solo dei singoli individui, ma anche dei luoghi di un delitto. Lo ferma una malattia che lo costringe alle dimissioni.

 

Ottavio Lovera di Maria (dal 1883 al 1885)

Di lui non sappiamo molto. Originario di Torino in cui nasce nel 1833, dopo una formazione presso le Intendenze di P.S: del Regno Sardo-Piemontese approda alla carriera prefettizia venendo trasferito in molte città quali Belluno, Catania, Ancona, Livorno e la stessa Torino. Succede nel 1883 in via temporanea a Bolis a seguito delle sue improvvise dimissioni per motivi di salute e cerca di proseguine la politica innovativa, ma dopo due anni cessa l'incarico.

 

Bartolomeo Casalis (dal 1885 al 1887)

Anch'egli originario del Torinese (Carmagnola) in cui nasce nel 1825, è fervido sostenitore delle idee liberali di Carlo Alberto e di Papa Pi IX° e della necessità di adozione di una Carta Costituzionale. Laureato in legge, non appena approda alla P.S. viene subito inviato in Sicilia per fronteggiare i problemi socio-politici derivanti dalla recente Unità d'Italia. Diventa Prefetto, prima a Catanzaro, Catania, Avellino, poi ancora Macerata, Genova e Torino. Per due anni direttore dei servizi di P.S., non si hanno su di lui ulteriori notizie.

 

Luigi Berti (dal 1887 al 1890)

Nasce a Prignano (Modena) nel 1828. Passa alla storia come primo Questore di Roma capitale prendendo possesso del Quirinale (prima dimora del Pontefice, ora del Re) e di Forte Braschi, prima sede del Ministero dell'Interno. La sua carriera brillante lo porta rapidamente a essere nominato Prefetto con incarichi in tutto il Paese fino all'accesso alla carica di Direttore Generale della P.S. nel 1887. Viene costretto alle dimissioni a titolo di responsabilità oggettiva a seguito di un fallito attentato al re Umberto I° avvenuto il 17 novembre 1878. Tuttavia gli viene riassegnata la medesima carica poco dopo e in questa occasione provvede alla riorganizzazione del Ministero in numerose articolazioni che meglio avrebbero dovuto rispondere alle mutate esigenze della sicurezza nazionale: tra queste, la Direzione Generale di P.S. e la figura del Direttore Generale la cui qualifica viene quindi istituzionalizzata. Sotto il suo mandato il Corpo delle Guardie di P.S. muta denominazione in Corpo delle Guardie di Città con nuova organizzazione e nuovi incarichi per i quali si fa rinvio all'apposita sezione di questo sito. Elimina ulteriore burocrazia prevedendo all'interno del Ministero due divisioni: una per la trattazione di atti di polizia giudiziaria, polizia amministrativa ed emigrazione; l'altra specificamente prevista per la gestione del personale militare a sua volta diviso in Ufficiali e Agenti.

 

Ferdinando Ramognini (1876 - 1893 in tre mandati)

Dirige la P.S. a fasi alterne per tre volte in un periodo compreso tra il 1876 e il 1893. Anch'egli proviene dai ruoli prefettizi cui era approdato dopo una carriera di Ufficiale nell'esercito che lo aveva visto partecipare alla Seconda Guerra di Indipendenza. La sua formazione rigida lo porta come direttore generale a una politica in controtendenza rispetto ai suoi predecessori in quanto fautore e convinto sostenitore di una politica repressiva particolarmente indirizzata contro gli anarchici e gli insurrezionalisti che erano estremamente attivi durante il suo mandato. Tale politica del "pugo di ferro" da molti è stata vista come concausa dell'esasperazione sociale che sfocerà in violentissimi scontri di piazza. Istituzionalizza la Scuola Allievi Guardie dotandola di un preciso programma di studi e incrementa il casellario giudiziario ampliandolo con il censimento di tutti i cittadini implicati in reati politici o anche sempliciemente sospettati di ideologie anarchiche. La nomina a ministro dell'interno di Giovanni Giolitti, di idee più liberali, lo costringe alle dimissioni nel 1893.

 

Giuseppe Sensales (1893 - 1896)

Palermitano, classe 1831, entra giovanissimo a far parte dell'Amministrazione della P.S. nel 1847 e già nel 1873 approda alla carriera prefettizia reggendone il dicastero a Catanzaro, Ascoli, Girgenti, Messina, Pisa e Ravenna. Il suo approdo alla direzione generale della P.S. coincide con fortissime tensioni sociali che scaturiscono in tumulti di piazza ovunque a causa di dazi e gabelle che colpiscono il ceto agricolo e operaio. Anche le vicende internazionali, con l'assassinio del presidente della repubblica francese Carnot per mano di un anarchico italiano, lo costringono all'adozione di misure di contrasto draconiane. A questo si aggiunge l'aggravarsi del fenomeno del banditismo in Sicilia e Sardegna che pone in luce la necessità di ammodernamento logistico e strutturale della Polizia italiana. L'unica cosa che Sensales riesce a ottenere è l'aumento di personale dei vari ruoli.

 

Giovanni Alfazio (1896 - 1898)

Originario di Pirino (Torino) in cui nasce nel 1838. Viene assunto nell'Amministrazione della P.S. nel 1862 e già 18 anni dopo è questore di Genova, poi di Torino, Napoli e Milano. Approda alla carriera prefettizia cooperando nel contrasto al banditismo in Sicilia. Dopo avere retto la Prefettura di Benevento viene nominato Direttore Generale della P.S.: capisce l'esigenza di una riforma strutturale della Polizia, soprattutto nel settore della scorta, tutela e sicurezza delle alte cariche del Regno ma non riesce a porla in essere a causa della recrudescenza degli scontri di piazza. Deve affrontare la strage di Milano ad opera del generale Bava Beccaris che dà ordine ai suoi uomini di sparare sulla folla di dimostrant. Riesce solo a sciogliere la questura di Roma e a porne il personale alle dirette dipendenze del Prefetto; introduce la figura dell'agente investigativo con compiti di indagine e divide l'Urbe in settori operativi: all'interno della cinta daziaria opera la Polizia; all'esterno l'Arma dei Carabinieri, ma una simile riforma sarà destinata a durare molto poco a causa delle preminenti esigenze di ordine pubblico. Ne implementa il numero del relativo personale.

 

Francesco Leonardi (1898 - 1911)

Settentrionale della provincia di Trento, è uno dei più duraturi Direttori Generali della P.S..

Assunto nell'Amministrazione nel 1868, dopo una rapida e brillante carriera arriva alla Direzione Generale in un periodo tormentatissimo. Come prima cosa elimina la suddivisione delle competenze tra Polizia e Carabinieri voluta dal suo predecessore a Roma, riportando le cose com'erano prima e re-istituendo la Questura. Introduce il ruolo di Commissario Capo di P.S. affidandone la direzione dei commissariati sezionali. Sotto il suo mandato avviene il regicidio di Umberto I° e mai come in quel momento si rende indispensabile una riforma operativa della Polizia. Viene attuata una collaborazione con il prof. Ottolenghi (allievo di Lombroso, fondatore della criminologia scientifica) il quale propone a Leonardi un corso di formazione scientifica per Funzionari di P.S.: esso si tiene nel 1902 e dall'anno successivo a Roma viene fondata la Scuola di Polizia Scientifica; viene in questo modo rivisto il casellario giudiziario dei criminali per ciascuno dei quali viene predisposto un cartellino fotodattiloscopico munito di fotografia, impronte digitali e connotati salienti. Nel 1907 tutte le questure dispongono di un gabinetto di polizia scientifica per il fotosegnalamento delle persone accompagnate. Riprende e diffonde in modo capillare in tutte le stazioni la diffusione della Polizia Ferroviaria organizzandola in commissariati compartimentali. Si fa affiancare per la prima volta da un Vice Direttore Generale della P.S. che doveva obbligatoriamente provenire dai ruoli della P.S.. E' chiamato a gestire i soccorsi alle popolazioni di Messina e Reggio Calabria colpite dal disastroso terremoto del 28 dicembre 1908. Muore improvvisamente ancora in servizio.

 

1911 - 1922: CRONOLOGIA ESSENZIALE

Undici anni che vedono l'Italia stravolta prima dalla Grande Guerra e poi dall'avvento del regime fascista. Anni estremamente problematici, squassati da situazioni di ordine pubblico esplosive: i movimenti anarchici sono diffusissimi e molto attivi, proliferano attentati dinamitardi e manifestazioni di piazza soffocate nel sangue; avvengono atti di ammutinamento non solo in alcuni reparti dell'esercito, ma anche della pubblica sicurezza. Oltre a ciò, nelle regioni meridionali al fenomeno del banditismo si affianca quello delle organizzazioni mafiose che espandono le loro ramificazioni in tutto il tessuto sociale. Susssistono ancora rigurgiti di movimenti separatisti mentre aumenta la criminalità da sopravvivenza a causa della diminuzione delle risorse. Nelle industrie del nord proliferano scioperi che molto spesso scaturiscono in scontri con morti e feriti. In assenza di una efficace politica sociale, si accentua il divario tra il ceto medio e il c.d. "terzo stato". La pubblica sicurezza, al di fuori dell'ordine pubblico, viene vista e gestita ancora in chiave prettamente repressiva. Il rientro dei reduci dal fronte si scontra con una paralisi nella produzione di risorse alimentari; il tasso di disoccupazione sale in modo preoccupante e con esso la criminalità. Vengono organizzati i primi "Fasci di Combattimento".

 

Giacomo Vigliani (1911 - 1922 a fasi alterne)

Nasce a Follone (Novara) nel 1886. Rapida carriera nell'Amministrazione della P.S., regge la prefettura di Lucca e Novara. La sua nomina a Direttore Generale attraversa tre mandati: il primo inizia il 1° marzo 1911, dopo la morte del predecessore, e termina il 29 settembre 1917. Il secondo dal 19 giugno 1920 al 14 luglio 1921 e il terzo ed ultimo dal 1° marzo 1922 all'8 agosto 1922.E' il primo Direttore Generale che regge la P.S. in uno scenario bellico. Grazie alle innovazioni formative e strutturali della Polizia, riesce a sventare l'attentato a re Vittorio Emanuele III° il 14 marzo 1912. Nonostante le critiche per questo fatto, prosegue nello spirito innovativo dei suoi predecessori indroducendo il bollettino delle ricerche, lo schedario degli stranieri, il libretto per il porto d'armi e la nuova cartella biografica che, su suggerimento di Ottolenghi direttore della Scuola di Polizia Scientifica, contiene i dati anagrafici del delinquente e anche delle valutazioni sulla sua capacità di delinquere.L'inizio della Prima Guerra Mondiale organizza all'interno del Ministero l'attività di controspionaggio e di contrasto alla renitenza alla leva. Per la prima volta vengono impiegati sul campo i modernissimi radiotelefoni. L'avvento del Fascismo lo obbliga alle dimissioni.

 

Giuseppe Sorge (1917 - 1919)

Siciliano di Sutera (Caltanissetta) ove nasce nel 1857.Percorre tutta la scala gerarchica dell'Amministrazione della P.S. transitando Prefetto di Girgenti, Lecce, Brescia, Napoli e Venezia. Diventa Direttore Generale tra il primo e il secondo incarico di Vigliani: deve affrontare non solo la disastrosa fine della Prima Guerra Mondiale ma anche l'esplosiva situazione dell'ordine pubblico. Implementa la rete di controspionaggio e prosegue nella diffusione della formazione tecnico-scientifica del personale di Polizia. Introduce nuove materie di studio nei programmi delle Scuole di Polizia grazie all'ausilio di docenti esterni provenienti da altre strutture dello Stato.

 

Riccardo Zoccoletti (1919)

Originario della provincia di Treviso, il suo incarico dura solo 4 mesi. Proveniente dai ruoli prefettizi, nel suo breve mandato può solo proseguire l'attività di riforma dei suoi predecessori.

 

Vincenzo Quaranta (1919 - 1920)

Nasce a Vibo Valentia (CZ) nel 1856. Già Prefetto di Bologna, regge la Direzione Generale della P.S. per soli 11 mesi: sotto il suo mandato la Polizia viene ridenominata Corpo della Regia Guardia per la P.S. con inquadramento militare e nuovi criteri di arruolamento del personale. E' impegnato ai massimi livelli per fronteggiare la situazione di ordine pubblico ormai fuori controllo.

 

Corrado Bonfanti Linares (1921 - 1922)

Pochi mesi di reggenza anche per questo Funzionario, già Sottoprefetto in varie città della Sicilia, sua regione di origine. Approda alla Direzione Generale della P.S. nel periodo di avvento dei Fasci di Combattimento e di organizzazione delle squadre fasciste: deve affrontare i fatti di Sarzana in cui 500 fascisti ordinano ai Carabinieri di rilasciare alcune decine di loro camerati arrestati nei giorni precedenti. Ne nasce un conflitto a fuoco con morti e feriti: la gente comune si schiera dalla parte dei Carabinieri e assale le squadre fasciste con altri morti e feriti. Mussolini risponde istituzionalizzando i Fasci di Combattimento e Bonfanti Linares risponde molto coraggiosamente con un decreto che mette queste formazioni fuorilegge. Il decreto resterà tuttavia inapplicato.

 

Raffaele Gasbarri (1922)

Il suo mandato dura pochissimo, appena tre mesi. Abruzzese, proviene anch'egli dai ruoli prefettizi deve affrontare il problema della Marcia su Roma del 28 ottobre 1922: con un esecutivo-fantasma non in grado di impedire l'evento, viene rimosso dall'incarico da Mussolini appena insediato al governo.

 

1922 - 1945: CRONOLOGIA ESSENZIALE

Il 28 ottobre 1922 avviene la "marcia su Roma" e la conseguente affermazione di Benito Mussolini a capo del governo. Di fatto nasce il regime fascista che, nell'ambito della pubblica sicurezza, adotta una politica schizofrenica prima tentando di eliminarne l'aspetto militare disciogliendo il Corpo della Regia Guardia, poi ricostituendolo con il nome di Corpo degli Agenti di P.S. ma affiancandolo a milizie fedeli al regime. Cessano le libertà elementari, la vita personale e lavorativa di ciascun cittadino viene fortemente limitata a fronte di uno sblocco delle risorse industriali e agricole che, grazie alla politica autarchica instaurata da Mussolini, riprendono sviluppo facendo diminuire la disoccupazione e offrendo un momentaneo benessere alla popolazione italiana. Viene inaugurata la politica coloniale che porterà però il Duce sulla strada della disfatta a causa dell'impreparazione militare e dell'inadeguatezza dei mezzi utilizzati: solo in Africa (e con molta fatica) viene imposto il Fascio Littorio; viene costituita la Polizia dell'Africa Italiana con compiti di polizia e successivamente bellici. La pubblica sicurezza al soldo del regime vede un incremento delle attività di indagine e informative contro gli elementi sovversivi antifascisti.  Il 6 ottobre 1938 Mussolini emana le leggi fasciste denominate leggi razziali, recependo in tal modo le direttive del suo alleato tedesco Adolf Hitler: iniziano i rastrellamenti e le deportazioni che vengono attuati avvalendosi anche delle strutture di Polizia, alcune delle quali vengono create appositamente. Il 10 giugno 1940 Mussolini, alleato di Hitler, dichiara guerra alla Gran Bretagna e alla Francia facendo precipitare il Paese nel baratro della Seconda Guerra Mondiale. Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo depone Mussolini da ogni carica e ne ordina il suo arresto; liberato grazie a un blitz dell'aviazione tedesca a Campo Imperatore, Mussolini viene posto a capo della Repubblica Sociale Italiana costituita nel nord Italia come cuscinetto tra l'avanzata degli Alleati e la Germania nazista. La pubblica sicurezza viene in essa riorganizzata con il nome di Polizia Repubblicana, ma affiancata ancora a strutture di regime genericamente denominate "reparti di Polizia"; ad esse si affiancano inoltre reparti di polizia tedesca con compiti dichiaratamente repressivi sia dell'antifascismo sia della partigianeria. Nel resto dell'Italia opera ancora il Corpo degli Agenti di P.S., ridenominato Corpo delle Guardie di P.S. a partire dal novembre 1944 grazie a due decreti luogotenenziali di Badoglio: nel Paese coesistono due Polizie al soldo di due governi diversi. Il 25 aprile 1945, dopo tre anni di guerra civile successivi all'armistizio dell'Otto settembre 1943, termina ufficialmente la guerra ma non i suoi strascichi di sangue. La pubblica sicurezza nel nord Italia viene amministrata localmente tramite la Polizia Ausiliaria partigiana comandata dal Comitato di Liberazione Nazionale. Solo con la ricostituzione di un Ministero dell'Interno unico e tramite le necessarie epurazioni si riuscirà a riprendere il controllo e l'amministrazione della P.S..

 

Emilio De Bono (1922 - 1924)

Primo Direttore Generale della P.S. del regime fascista. Originario di Cassano d'Adda, sostituisce Gasbarri per diretta volontà del Duce. Istituzionalizza la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e sopprime sia il Corpo della Regia Guardia per la P.S., sia il Corpo degli Agenti Investigativi accentrandone tutte le funzioni in capo all'Arma dei Carabinieri che diventano l'unica Forza Armata con competenze di polizia giudiziaria e di tutela dell'ordine pubblico. A una tale notizia scoppiano disordini e tumulti in tutte le caserme di Polizia: solo l'esercito riesce a stroncare i tentativi di ammutinamento. Sulla stampa, nessuna notizia al riguardo. La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale viene nel frattempo affiancata dalle Camicie Nere con compiti di mantenimento dell'ordine pubblico. Fa mutare la denominazione di Direttore Generale della P.S. in quella di Intendente Generale di Polizia e poi in quella di Capo della Polizia. A seguito dello scandalo provocato dal delitto Matteotti è costretto a rassegnare le dimissioni.

 

Francesco Crispo Moncada (1924 - 1926)

Palermitano, già Prefetto di Treviso, viene nominato Capo della Polizia da Mussolini nel tentativo di riguadagnare fiducia attraverso una nomina che nella sua ottica doveva essere super partes. Intensifica l'attività di contrasto dell'antifascismo istituendo il Servizio Speciale di Investigazione Politica, embrione del futuro OVRA. Obbliga i Prefetti a comunicare semestralmente l'elenco di soggetti ritenuti sovversivi e a monitorare l'attività di partiti politici estranei al regime. Ricostituisce il Corpo degli Agenti di P.S. ricollocandoli alle dirette dipendenze del Ministero dell'Interno. Viene rimosso a seguito delle critiche per non aver saputo impedire alcuni tentativi di attentato a Mussolini.

 

Arturo Bocchini (1926 - 1940)

Dopo Moncada Mussolini colloca a Capo della Polizia un soggetto di assoluta fede fascista in grado di garantirgli la sicurezza personale. Bocchini, già appartenente all'Amministrazione della P.S. dal 1903, aveva retto alcune prefetture e si era dimostrato fascista fin dalla prima ora. Come prima cosa istituisce la Guardia Presidenziale composta da 500 militari di P.S. e dei Carabinieri con compito esclusivo di tutela della sicurezza del Duce. Dopo l'approvazione del Testo Unico delle Leggi di P.S., dà il via all'epurazione politica dei leaders antagonisti facendoli arrestare. Implementa il servizio di informazione e repressione dell'antifascismo grazie anche all'introduzione della pena di morte nel codice penale. Nel contempo, attraverso circolari, limita i poteri dei prefetti circoscrivendone l'ambito di operatività. Grazie all'assunzione di funzionari fedelissimi al regime, amplia i poteri del Servizio Speciale di Investigazione Politica ridenominandolo OVRA (Organismo per la Vigilanza e la Repressione Antifascismo): la sua attività diventa sempre più ramificata attraverso una rete di spie e informatori che convogliano negli archivi delle questure milioni di dati che vengono verificati e incrociati. Con l'introduzione delle leggi razziali, l'OVRA farà la parte del gigante nel contrasto ai movimenti contrari alle deportazioni degli ebrei non solo all'esterno, ma anche all'interno dell'Amministrazione della P.S. attraverso la rimozione e l'incarceramento di Funzionari e Prefetti sospettati anche solo di agire con poco zelo nell'applicazione di tali leggi. Bocchini instaura anche un'attività di cooperazione con l'alleato tedesco (era amico personale di Himmler) pur mantenendo la P.S. svincolata dalle ingerenze germaniche. Poco prima dell'entrata in guerra dell'Italia, ne sconsiglia il Duce ma resta inascoltato. Inizia quindi il suo declino istituzionale: lo scandalo Girolimoni (un individuo frettolosamente processato per violenza carnale e omicidio di due gemelline, poi assolto perchè di comprovata innocenza) contribuì ad appannarne la figura. Muore improvvisamente ancora in servizio nel 1940.

 

Carmine Senise (1940 - 1943)

Uno dei più lungimiranti Capi della Polizia italiana, è chiamato a traghettare l'Italia attraverso la guerra civile successiva all'Otto Settembre 1943. Affronta problemi e situazioni ritenute insormontabili adottando le decisioni ritenute maggiormente vantaggiose per la popolazione.  Di origini partenopee proviene dai ruoli prefettizi e da subito si pone in un'ottica di contrarietà alla guerra già ormai dichiarata. Inizia un'attività sotterranea volta a rendere il Corpo di Polizia sempre più svincolato dal controllo del Regime, addirittura con la possibilità per esso di contrastarne le decisioni operative. Implementa l'assunzione di nuovi Ufficiali di Polizia e si adopera in una politica di progressivo distacco dalla Polizia tedesca presente in Italia: Himmler stesso se ne lamenta con Mussolini ma tutto resta sostanzialmente invariato. Il primo aperto contrasto con Mussolini lo ottiene nel 1943 quando ordina alla Polizia di non sparare sui manifestanti, ma di fare uso di mezzi coercitivi più blandi quali ad esempio gli idranti: Mussolini ne preannuncia le dimissioni ritenendolo un incapace. La sua rimozione resta tuttavia sulla carta in quanto Mussolini viene arrestato il 25 luglio 1943 su disposizioni del Gran Consiglio Fascista: si dice che i suoi consigli siano stati ascoltati direttamente dal re. Con l'Otto Settembre e la fuga della Casa Reale e del governo, egli rimane al suo posto al Viminale, anche quando Roma diventa città aperta in mano ai nazisti. Viene fatto arrestare dal generale Priebke e deportato in un campo di concentramento assieme al generale Maraffa già capo della Polizia dell'Africa Italiana: mentre quest'ultimo muore in prigionia, Senise verrà liberato facendo rientro in Italia dove morirà nel 1958.

 

Lorenzo Chierici (1943)

Amico personale di Senise di cui condivide la lungimiranza e gli ideali, dopo una carriera come ufficiale nell'esercito diventa Prefetto di Pola e poi Capo della Polizia. Dopo l'arresto di Mussolini, si mette a disposizione del governo Badoglio e viene reintegrato con il grado di tenente colonnello. Inviato in missione in Trentino Alto Adige, viene arrestato dalla polizia nazista e consegnato alla polizia repubblicana di Salò. Rinchiuso nel carcere di Verona, viene torturato ripetutamente e muore in circostanze misteriose a seguito di un'esplosione o di un colpo di pistola.

 

Giuseppe Solimena (1944)

Il suo mandato dura soli 4 mesi, da aprile ad agosto. In questo breve periodo tuttavia il Funzionario adotta nuovi criteri di assunzione del personale che non doveva essere stato compromesso con il regime fascista.

 

1944 - 1960: CRONOLOGIA ESSENZIALE

Il 25 aprile 1945 cessa definitivamente ogni ostilità bellica e civile: è la Liberazione. Mussolini è stato giustiziato, il re è ancora latitante e il governo provvisorio viene amministrato tramite il Comitato di Liberazione Nazionale, unico organismo in grado di reggere il Paese nell'immediatezza. Non cessano tuttavia gli assassinii e gli agguati tra gli ormai ex partigiani e gli ex fascisti: questi coinvolgono direttamente anche appartenenti alla Pubblica Sicurezza. Il 9 maggio 1946 re Vittorio Emanuele III° abdica a favore del figlio Umberto II° che reggerà il Paese fino al referendum popolare del 10 giugno che decreterà la forma di governo repubblicana e lo condannerà all'esilio. La Polizia italiana torna ad essere un unico Corpo nel quale vengono fatti confluire gli appartenenti alla Polizia dell'Africa Italiana. Inizia un riassetto normativo e istituzionale senza precedenti che ricostruisce praticamente da zero il Ministero dell'Interno in tutte le sue articolazioni e, conseguentemente, lo stesso Corpo delle Guardie di P.S.: i suoi appartenenti giurano ora fedeltà allo Stato Italiano e, a partire dal 1948, alla sua Costituzione. La Pubblica Sicurezza deve affrontare tutte le problematiche di una Nazione sconfitta e distrutta: criminalità diffusa, omicidi efferati, gravi problemi di ordine pubblico, disoccupazione, fame e miseria sono solo alcuni degli aspetti di questo secondo dopoguerra. In Sicilia scoppia il problema del banditismo separatista di Salvatore Giuliano che costituisce a sua volta il primo banco di prova della nuova Polizia; ad esso si affianca la gestione di un ordine pubblico caratterizzato dall'estrema violenza. La stessa Pubblica Sicurezza attraversa momenti di forte tensione interna a causa della coesistenza di militari provenienti da opposti schieramenti durante la guerra. Gli Anni Cinquanta vengono dunque improntati alla stabilizzazione del sistema sicurezza e al suo progressivo ampliamento grazie anche al benessere che stava caratterizzando la fine di quel decennio. Le metropoli del nord (soprattutto Milano e Torino) diventano la meta lavorativa di centinaia di migialia di meridionali che contribuiscono all'incremento demografico dei capoluoghi. Iniziano le prime forme di criminalità di tipo voluttuario, tese cioè al guadagno fine a se stesso e non più alla sola sopravvivenza. L'Italia è sconvolta a più riprese da fenomeni naturali sconvolgenti: le due alluvioni del Polesine del 1951 e del 1954, l'alluvione di Salerno del 1954.

 

Luigi Ferrari (1944 - 1948)

E' il Capo della Polizia di transizione nel periodo post-bellico. A differenza dei suoi predecessori approda all'alta carica istituzionale provenendo non dai ruoli prefettizi bensì dalla carriera di magistratura che aveva percorso per intero arrivando a ricoprire il ruolo di Procuratore Generale dell'Alta Corte di Cassazione. Si trova a fronteggiare un'Italia ancora divisa in due, con l'esercito nazista in fuga, gli alleati che lo inseguono e una Repubblica Sociale Italiana ai suoi rantoli finali. Inoltre ci sono gravi problemi di ordine pubblico e la recrudescenza del fenomeno del banditismo nelle regioni meridionali. Ricostruisce una Polizia praticamente dal niente: viene rifondato il Corpo delle Guardie di P.S. di estrazione militare e lo stesso Ministero dell'Interno viene rivisitato nelle fondamenta. Si ispira al sentimento di Patria e agli alti valori che un Poliziotto doveva anteporre a qualsiasi interesse personale o di parte. Fronteggia una situazione di ordine pubblico molto delicata: la rinnovata unità nazionale contro i movimenti separatisti; ex fascisti contro ex partigiani; il problema della fame e della povertà del dopoguerra. Il Ministero viene rifondato secondo un organigramma strutturale improntato al dinamismo e al collegamento diretto con le periferie, anche con le più sperdute. Le assunzioni avvengono privilegiando a tutti i livelli il personale non precedentemente colluso con il fascismo, al fine di dare alla cittadinanza un segnale quanto più chiaro posssibile, incorporando non solo gli ex appartenenti alla PAI ma anche effettuando assunzioni "orizzontali" direttamente dall'esercito; altra corsia preferenziale fu percorsa dagli ex partigiani già appartenenti alla Polizia Ausiliaria o a formazioni riconosciute. Incrementa i distaccamenti di Polizia Ferroviaria e di Polizia Stradale nonchè i reparti Celere: in quest'ultimo caso fa propri i suggerimenti di un colonnello inglese mediante l'applicazione delle cariche automontate e degli specifici addestramenti che dovevano prediligere l'uso di mezzi coercitivi diversi dalle armi da fuoco. Nelle principali città italiane vengono dislocati Nuclei Celeri di pronto impiego da utilizzare per fronteggiare improvvise e preminenti esigenze di ordine pubblico.

 

Giovanni D'Antoni (1948 - 1952)

Palermitano di origini, proviene dai ruoli dell'esercito in cui ha percorso tutti i gradi della scala gerarchica fino al grado di generale di brigata. Prefetto di Milano dopo l'arresto di Mussolini, con l'avvento della Repubblica Sociale Italiana viene arrestato e deportato nei campi di prigionia tedeschi da cui riesce a far ritorno sano e salvo. Prefetto di Bologna, diventa Capo della Polizia il 12 settembre 1948, proprio nel giorno in cui in Sicilia la "banda Giuliano" trucida un Commissario di P.S., un Capitano e un Maresciallo dei Carabinieri. E l'antibanditismo è la sua priorità: invia in Sicilia forze di Polizia numericamente mai viste, chiedendo a Ufficiali, Funzionari e truppa di esaltare il proprio spirito di sacrificio di fronte a un'emergenza così ampia. Sul posto si avvale della figura di un Prefetto, Angelo Vicari, che sarà a sua volta Capo della Polizia. Si fa interlocutore delle prime lamentele dei Poliziotti per la scarsa qualità di vitto e alloggio, per la mancanza di materiali e armamenti idonei e per l'arretratezza generale in cui versa il Corpo di Polizia cercando di migliorare il tutto ove possibile. Gli scontri di piazza che caratterizzano la fine del suo mandato impongono al Ministero una scelta drastica sul limitare l'uso delle armi da fuoco e sull'addestramento del personale: a tal proposito invia ai reparti un primo schema di impiego del personale e di gestione delle situazioni più stressanti privilegiando l'utilizzo di manganelli, lacrimogeni e idranti.

 

Tommaso Pavone (1952 - 1954)

Potentino di nascita, entra nell'Amministrazione della P.S. nel 1924. Nel tormentatissimo anno 1943 lo troviamo prefetto di Trento e, con l'avvento della Repubblica di Salò, si rifiuta di firmare un manifesto che puniva con la morte la renitenza alla leva e l'abbandono dell'esercito inimicandosi così la polizia nazista. Si adopera con successo ottenendo la liberazione di alcuni Carabinieri che stavano per essere deportati. Ormai inviso a Mussolini, viene anche arrestato per 40 giorni e, dopo essere stato liberato, si rifugia a Firenze vivendo in clandestinità. Ne diviene Prefetto nel 1946 e poi nel 1949 va a ricoprire la medesima carica a Milano. Approda alla direzione della P.S. nel 1952 e ottiene un immediato successo di immagine grazie alla lungimirante politica di gestione dell'ordine pubblico che limita al massimo gli scontri di piazza in occasione delle tormentatissime elezioni politiche del 1953. Il suo mandato viene travolto dallo scandalo successivo all'omicidio di Wilma Montesi che coinvolse numerosi esponenti dell'alta borghesia e della politica romana: rassegna le dimissioni nel 1954 ma una successiva inchiesta rilevò che nessun addebito si doveva muovere nell'operato di questo Funzionario.

 

Giovanni Carcaterra (1954 - 1960)

Con questo Capo della Polizia possiamo dare l'inizio a una delle spinte modernizzatrici più forti che ha investito l'intero apparato della Pubblica Sicurezza. Dopo avere diretto alcune importanti prefetture, il dott. Carcaterra viene nominato Capo della Polizia nel 1954: come prima cosa incrementa mezzi e dotazioni soprattutto dei Reparti Celere e con particolare attenzione all'ambito del soccorso pubblico dopo l'alluvione del Polesine. Inoltre istituzionalizza le specialità della Polizia: oltre alla Stradale, per la quale inaugura il modernissimo Centro di Addestramento di Cesena, anche Polizia Ferroviaria, di Frontiera e Postale che vengono dotate di mezzi e strumenti di controllo all'avanguardia. Il dinamismo e la lungimiranza di questo Funzionario danno ottimi risultati anche presso le Territoriali impegnate nella lotta alla criminalità organizzata; nuovo impulso viene dato alle indagini tecnico-scientifiche all'interno delle quali vengono istituite nuove branche: balistica, chimica, merceologia, antropologia criminale. Per la prima volta si comincia a parlare di coordinamento interforze nel controllo del territorio cercando un equilibrio con l'attività di polizia giudiziaria svolta dall'Arma dei Carabinieri. Sotto il suo mandato viene costituito il Corpo di Polizia Femminile con lo specifico ruolo di aiuto e di indagine che riguardavano donne e minori sia nell'ambito della prostituzione che in quello del lavoro minorile e dei maltrattamenti in famiglia. Iniziano i primi contatti con le aziende telefoniche alla ricerca di un numero unico di emergenza da mettere a disposizione del Cittadino: viene gettato così il seme che porterà pochi anni dopo alla nascita del 113.

 

1960 - 1979: CRONOLOGIA ESSENZIALE

Questo ventennio è sicuramente il più ricco di evoluzione sia sociale che strutturale. Il "boom" economico ha portato un diffuso benessere e con esso ulteriori problematiche derivanti da una criminalità organizzata sempre più spregiudicata. I vari mafiosi mandati al confino nelle regioni del nord riorganizzano le loro attività su base imprenditoriale: iniziano le varie "Pizza Connection" e la malavita completa la sua internazionalizzazione grazie a fiorenti rapporti con la comunità italiana emigrata soprattutto in America. Inizia a divaricarsi quella "forbice" sociale fatta di ricchezza sempre più elevata per alcuni e povertà assoluta per molti altri, specie nei centri agricoli del Meridione. L'ordine pubblico diventa ancora più problematico: un crescendo di violenza colpisce tanto le manifestazioni di operai nei grandi centri industriali quanto quelle dei contadini nei sobborghi rurali: la Polizia è chiamata a intervenire in tutto il Paese con i propri Reparti Celere e alcune manifestazioni di piazza sfociano nel sangue: dopo la strage di Reggio Emilia del 7 luglio 1960 il Ministero comprende l'inadeguatezza dei metodi utilizzati fino ad allora per disperdere i manifestanti; questi ultimi, da parte loro, iniziano a organizzarsi in modo sempre più compatto fino alla battaglia di Valle Giulia del 1° marzo 1968. Nasce e si sviluppa il numero unico di soccorso 113: le questure vengono dotate di sale operative tra le più moderne e viene dato il via all'informatizzazione dell'intero patrimonio informativo della Pubblica Sicurezza. Grazie alla dotazione di nuovi mezzi la Polizia Stradale acquisisce un parco auto tra i più completi e dinamici e i controlli stradali si completano con i primi telemetri per il rilevamento della velocità; le questure vengono munite di autovetture dedicate appositamente al controllo del territorio che da attività sporadica e marginale diventa la punta di diamante del contrasto della criminalità. Il soccorso pubblico vede la Polizia italiana impegnata a più riprese su vari fronti: il disastro del Vajont, il terremoto del Belice, quello del Friuli, l'alluvione di Firenze. Scoppia il "Sessantotto": iniziano le occupazioni sistematiche di università e istituti scolastici e gli scioperi studenteschi assumono cadenza quotidiana. La gestione della nuova massa giovanile incontra figure pericolose che trasformano presto le legittime rivendicazioni di ammodernamento sociale in tentativi di sovversione dell'ordine costituito e delle Istituzioni statali. Ecco che le manifestazioni studentesche, alle quali aderiscono anche gli operai delle fabbriche, diventano una miscela esplosiva molto difficile da manipolare: gli scontri di piazza assumono sempre più spesso i connotati di autentica guerriglia urbana con l'impiego di armi da fuoco e bombe incendiarie. Arriva il terrorismo estremista: estrema sinistra ed estrema destra, in mezzo tanti altri gruppi più o meno organizzati, infine le Brigate Rosse. Iniziano attentati, omicidi, gambizzazioni, rapimenti in quella che sembra essere una delle stagioni più tetre della nostra storia. Il malcontento tra le stesse Forze di Polizia diventa giorno dopo giorno più palpabile: nelle caserme si affermano con maggiore veemenza idee ritenute sovversive che miravano a una Polizia diversa, più moderna e funzionale, maggiormente a contatto con le mutevoli realtà sociali. Due parole fra tutte: smilitarizzazione e sindacalizzazione del Corpo.

 

Angelo Vicari (1960 - 1973)

E' indubbiamente il Capo della Polizia grazie a cui l'intero apparato compie un salto di qualità tra i più impressionanti. E' chiamato a gestire la Pubblica Sicurezza in anni travagliatissimi che comprenderanno gli scontri di piazza di inizio decennio, l'avvento del Sessantotto e del terrorismo eversivo dei primi anni Settanta. La sua punta di diamante è il motto "La Polizia al servizio del Cittadino": con esso cercherà di riavvicinare su un piano paritetico l'Istituzione più importante dello Stato al singolo contribuente che viene ora visto come un destinatario di servizi e non come un supino esecutore di imposizioni. E il primo passo che Vicari effettua è proprio quello di modernizzare i corsi di formazione per guardie, sottufficiali, ufficiali e funzionari: vuole spazzare via la figura del Poliziotto grezzo e ignorante a vantaggio di una nuova figura preparata, cortese e che sia di reale aiuto al Cittadino. Estende il piano di coordinamento già attuato dal suo predecessore con l'Arma dei Carabinieri anche alla Guardia di Finanza e alle altre forze di polizia locali sul territorio. Organizza gli uffici che trattano le indagini sulla criminalità organizzata sotto un'unica gestione chiamata Criminalpol. Sotto il suo mandato prende il via ufficialmente il numero unico di emergenza 113, prima in via sperimentale e poi diffuso in tutte le questure le cui sale operative vengono riorganizzate con dotazioni tra le più moderne e con una specifica formazione del personale addetto. Capisce per primo l'importanza dell'informatica applicata alle indagini e dà quindi il via all'informatizzazione degli archivi cartacei di Polizia. Passa alla storia per avere dotato la Polizia di Roma di una splendida Ferrari per il contrasto alla criminalità della capitale. Si fa interlocutore con i suoi uomini delle prime lamentele per la qualità di vita riservata ai militari di P.S. e cerca di agevolarne i sacrifici mediante l'incentivazione dello spirito di Corpo e la motivazione derivante dalla reale partecipazione ai successi riportati dai singoli agenti. La situazione incandescente dell'ordine pubblico lo porta a emanare circolari in cui si richiama il personale dei Reparti Celere a un uso proporzionato della forza, escludendosi in via assoluta il ricorso alle armi da fuoco: a tale proposito vengono inaugurati i primi corsi di specializzazione per i militari dei Reparti Celere cui vengono  fornite nuove divise maggiormente adatte, nuovi mezzi e nuove dotazioni quali il manganello più lungo, il casco con protezione del volto e gli scudi in plastica. I risultati non si fanno attendere: meno morti e feriti tra la Polizia e un momentaneo rilassamento dei rapporti con i manifestanti.

 

Efisio Zanda Loy (1973 - 1975)

Tocca a questo dinamico Prefetto raccogliere l'eredità lasciata da Angelo Vicari. La sua attività a Capo della Polizia deve però fare i conti con un periodo di esasperazione delle tensioni sociali e con la "stagione delle bombe" posta in essere da movimenti terroristici eversivi. Iniziano anche i rapimenti a scopo di estorsione e per motivi politici. Zanda Loy risponde potenziando gli organici della Polizia Politica e dotandoli di poteri molto ampi grazie all'applicazione di particolari leggi speciali: i risultati non tardano ad arrivare e il primo "pesce grosso" a cadere nella rete della Polizia è Renato Curcio. Sul piano dell'ordine pubblico la Polizia si trova combattuta a sua volta tra decisioni altalenanti prese da una classe politica impreparata: i morti di piazza riprendono ad aumentare.

 

Giorgio Menichini (1975 - 1976)

Dura in carica solo pochi mesi. Anch'egli proveniente dalla carriera prefettizia. Affronta il problema del terrorismo applicando alla lettera le leggi speciali che aumentano il potere della polizia giudiziaria anche in termini repressivi e deve fronteggiare una nuova recrudescenza degli scontri di piazza nei quali si ricorre da ambo le parti all'uso delle armi da fuoco. Fa riacciuffare Renato Curcio, nel frattempo evaso dal carcere. Organizza i soccorsi alle popolazioni del Friuli Venezia Giulia colpite dal terremoto di maggio 1976: per la prima volta si può parlare di Protezione Civile.

 

Giuseppe Parlato (1976 - 1979)

La sua provenienza professionale è tutta interna alla Pubblica Sicurezza: nominato funzionario a 27 anni, si distingue per la lotta alla mafia, dapprima contro le cosche calabresi e poi nella Capitale ove riesce a districare una complicata interconnessione tra mafia e affari. Percorre tutta la carriera in Polizia arrivando alla nomina a Prefetto e poi a Capo della Polizia. E' chiamato a gestire gli anni del terrorismo più feroce con scontri di piazza, rapimenti, attentati, gambizzazioni: sotto il suo mandato le BR compiono la strage di via Fani e il rapimento dell' on. Aldo Moro che verrà trovato cadavere pochi mesi dopo. L'evasione dei terroristi Frda e Ventura scatenano roventi polemiche che lo fanno sollevare dall'incarico.

 

1979 - OGGI: CRONOLOGIA ESSENZIALE

In un periodo in cui il terrorismo eversivo sta ancora sconquassando il Paese, la novità più importante che tocca il Corpo della Polizia italiana è l'avvento della tanto attesa legge di riforma che porta alla smilitarizzazione del Corpo delle Guardie di P.S. e alla nascita dell'odierna Polizia di Stato. Una riforma epocale per la cui analisi si fa rinvio all'apposito articolo presente in questo sito. L'Italia attraversa una nuova "stagione delle bombe" con attentati dinamitardi che colpiscono senza tregua soprattutto i trasporti ferroviari. Il fenomeno della violenza negli stadi di calcio passa da fenomeno sporadico a fenomeno di massa che coinvolge fin da subito anche le frange politiche più estremiste. La criminalità organizzata si ramifica ulteriormente e con essa le organizzazioni criminali di stampo mafioso che trovano nel narcotraffico internazionale una prevalente fonte di guadagno. Soprattutto la mafia siciliana, con il "clan dei Corleonesi" di Totò Riina arriverà a instaurare un vero e proprio ricatto allo Stato che sfocerà con le stragi di Capaci e via D'Amelio nelle quali troveranno la morte il Giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e successivamente Paolo Borsellino, oltre agli uomini delle loro scorte. Lucania e Basilicata vengono colpite da uno sconvolgente terremoto che metterà in ginocchio per anni quelle zone. La Polizia di Stato si organizza in nuove e più dinamiche strutture: nascono i Reparti Prevenzione Crimine per il contrasto alla criminalità locale e si sviluppano le attività di intelligence anche a livello internazionale: vengono in questo modo sventati ingenti traffici di droga, armi e anche di esseri umani, fenomeno quest'ultimo legato all'incremento esponenziale dell'immigrazione clandestina che, dal 1990, inizia a flagellare le nostre coste. L'apertura delle frontiere e la libera circolazione di merci e persone rende necessaria la rivisitazione del servizio di Polizia di Frontiera e la Polizia Postale muta denominazione diventando Polizia delle Telecomunicazioni e specializzandosi nel contrasto alla pedopornografia e ai reati informatici. Il controllo del territorio e la necessità sempre più stringente di ulteriore avvicinamento con il Cittadino ricevono un ulteriore stimolo grazie all'introduzione della Polizia di Prossimità e del servizio del Poliziotto di Quartiere.

 

Giovanni Rinaldo Coronas (1979 - 1984)

Anch'egli Poliziotto dalla prima ora, si distingue in piena Repubblica Sociale Italiana presso la questura di Torino come funzionario serio e professionale. Percorre tutta la carriera fino a diventare prefetto, vice capo della Polizia a fianco di Zanda Loy e Menichini e poi Capo della Polizia in sostituzione del dr. Parlato. Fa transitare il Corpo delle Guardie di P.S. nell'odierna Polizia di Stato con la legge di riforma n° 121 del 1981 e ne deve riorganizzare strutture e organigrammi. "Apre" ai sindacati di Polizia con i quali inizia un intenso e costruttivo dialogo. Molto attento alla formazione dei Funzionari, dopo la dismisssione dell'Accademia Ufficiali inaugura l'Istituto Superiore di Polizia con un nuovo programma di studi aperto anche ai diplomati che al suo interno possono così ottenere anche il diploma di laurea. Sul piano operativo è molto attento al controllo del territorio che estente anche in mare con l'adozione di nuovi motoscafi pattugliatori, e in cielo con l'acquisto di aerei ed elicotteri. La sua lotta contro il banditismo sardo consente la cattura del bandito Graziano Mesina. Incoraggia l'attività atletica del Gruppo Sportivo "Fiamme Oro" ottenendo brillanti risultati anche sul piano internazionale e istituisce un fondo di assistenza per i Poliziotti e le loro famiglie che si trovino in difficoltà economiche per problemi legati a causa di servizio. A livello internazionale deve affrontare gravi situazioni quali l'attentato a Papa Giovanni Paolo II°, la strage della sinagoga di Roma, le stragi di Ustica e di Bologna e il rapimento del generale americano James Lee Dozier, poi liberato grazie a una brillante operazione dei NOCS.

 

Giuseppe Porpora (1984 - 1987)

Proviene dalla carriera prefettizia dopo una formazione improntata allo studio della contabilità di Stato, alla scienza dell'amministrazione e all'economia e finanza pubblica di cui è stato anche docente universitario. E tale impronta manageriale egli la riversa anche sulla Polizia, pretendendo maggiore qualificazione e formazione del personale a qualsiasi livello. Implementa il coordinamento tra le Forze di Polizia estendendolo a Corpo Forestale e Polizia Penitenziaria. Deve affrontare gli ultimi rigurgiti terroristici con la strage del rapido 904, il sequestro della nave "Achille Lauro" e l'omicidio del prof. Ezio Tarantelli, nonchè gravi omicidi di mafia che colpiscono direttamente la Polizia di Stato che perde tragicamente il Commissario Giuseppe Montana, il vice questore Ninni Cassarà e l'agente Roberto Antiochia. Coopera attivamente con l'intelligence americana e otiene il sequestro di ingenti quantitativi di stupefacente.

 

Vincenzo Parisi (1987 - 1994)

Anch'egli Poliziotto fin dagli esordi, dopo una brillante attività operativa in varie questure d'Italia approda al Ministero dell'Interno e poi al Sisde di cui diviene direttore. Nominato Capo della Polizia, rafforza i rapporti internazionali con Interpol e polizie europee e istituisce l'odierno Servizio Centrale Operativo per la gestione unificata delle indagini sulla mafia, permettendo così l'arresto del boss Nitto Santapaola. Deve affrontare in rapida successione le stragi mafiose del 1993 in cui vengono trucidati i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e l'intero personale delle loro scorte nonchè le autobombe di Milano, Roma e Firenze che provocarono altri dieci morti. Cessa dall'incarico per gravi motivi di salute.

 

Fernando Masone (1994 - 2000)

Altro Funzionario proveniente direttamente dai ruoli operativi della Pubblica Sicurezza, è stato dirigente della Criminalpol Lazio e questore di Caserta e Palermo nei difficili anni degli attentati mafiosi a vari esponenti delle Istituzioni. Come Capo della Polizia intende contrastare i fenomeni malavitosi portando i servizi di prevenzione al massimo livello: il controllo capillare del territorio diviene la priorità assoluta e con esso i servizi di informazione riservata. Grazie a ciò contribuisce in maniera rilevante a debellare in Puglia il fenomeno dei contrabbandieri che utilizzavano auto-ariete contro le pattuglie della Guardia di Finanza e che avevano già causato numerosi decessi. Sul piano della lotta alla mafia ottiene importantissimi successi con l'arresto di Michelangelo La Barbera, Giovanni Brusca (implicati nelle stragi di Capaci e via D'Amelio) e Pasquale Cuntrera (narcotraffico). Deve fronteggiare lo scandalo della "banda della Uno Bianca" cercando di riguadagnare la fiducia che il Cittadino aveva perso nell'intera Istituzione: vi riesce con grande coraggio e grazie a una politica di riavvicinamento che non nascose nulla di quella tristissima vicenda. E' chiamato a gestire altri due grossi problemi: l'inizio degli esodi di immigrati clandestini, dapprima dall'est Europa, poi dal nord Africa, e il dilagante fenomeno della violenza negli stadi di calcio. Irrigidisce i controlli e le misure di prevenzione nei confronti delle tifoserie violente mediante l'utilizzo massiccio dei divieti di accesso alle manifestazioni. Gestisce il rapimento dell'industriale Giuseppe Soffiantini e la sua liberazione. Affronta infine l'omicidio del giuslavorista Massimo D'Antona ad opera di una colonna di brigatisti. Rassegna l'incarico per motivi di salute.

 

Giovanni De Gennaro (2000 - 2007)

Approda ai vertici della Polizia italiana dopo una carriera di Funzionario brillantissima e rapidissima: basti evidenziare le due promozioni straordinarie per merito di servizio ottenute grazie a brillanti operazioni che lo esposero anche sul piano dell'incolumità personale: nel 1980 sventa dopo un conflitto a fuoco il sequestro di più di trenta impiegati dell'ambasciata belga di Roma ad opera di uno squilibrato che nella corcostanza viene ucciso; nel 1990 grazie ai risultati ottenuti a livello internazionale nella lotta alla mafia e al narcotraffico. Persona spiccia e di poche parole, collabora attivamente con i giudici Falcone e Borsellino con operazioni che permettono di smantellare enormi corridoi internazionali di traffico di stupefacenti sia con l'America che con l'Estremo Oriente. E' chiamato a gestire i sequestri di persona di Esteranne Ricca, Carmine Del Prete, Augusto De Megni e Patrizia Tacchella che si concluderanno con la loro liberazione. Sul piano della collaborazione internazionale intensifica le attività con importanti organi quali DEA, FBI, polizia canadese e australiana; incentiva gli scambi interforze con l'apertura di corsi di formazione alle polizie estere e l'interscambio di personale. Coopera con organi di polizia fino ad allora sottovalutati quali la polizia dominicana e cattura grazie a ciò il boss Tommaso Inzerillo. La sua attività come Capo della Polizia lo vede impegnato nel rafforzamento delle indagini di polizia giudiziaria e antimafia; incentiva il controllo del territorio e, dopo le vicissitudini del G8 di Genova del 2001, adegua mezzi e uomini dei Reparti Mobili attraverso corsi specifici di formazione che rendono tali reparti una nuova specialità della Polizia di Stato.

 

Antonio Manganelli (2007 - 2013)

Brillante funzionario di Polizia, ne percorre l'intera carriera approdando ai vertici dell'Amministrazione dopo essere stato Questore di Napoli e di Palermo.  La sua preparazione nel campo delle investigazioni lo porta a lavorare con importanti magistrati conseguendo brillanti risultati in termini di cattura di latitanti e sequestro di armi e stupefacenti. Docente di tecniche di polizia giudiziaria, gestisce anche il servizio centrale di protezione dei collaboratori di giustizia, settore delicatissimo dopo lo smantellamento della cupola dei "Corleonesi". Già vice capo della Polizia a fianco del suo predecessore, instaura un nuovo dinamismo alla Polizia di Stato con l'introduzione della figura del Poliziotto di Quartiere. Dopo una lunga malattia combattuta con forza e dignità e nonostante la quale volle rimanere comunque in servizio, morì il 20 marzo 2013. Il periodo di transizione venne retto dall'ex Questore, Prefetto Alessandro Marangoni, a sua volta nominato Vice Capo della Polizia Vicario poco prima della morte del Prefetto Manganelli.

 

Alessandro Pansa (2013 - oggi)

Viene nominato Capo della Polizia in una fase travagliata e delicatissima di transizione politica che aveva lasciato vacante questo ruolo per più di 2 mesi. Il prefetto Pansa, originario di Eboli (SA), entra nell'Amministrazione della Pubblica Sicurezza nel 1975 dopo il conseguimento della laurea in Giurisprudenza. Impegnato fin da subito su fronti caldissimi sia della criminalità organizzata che del terrorismo, opera dapprima in Calabria e successivamente a Roma concentrando in quest'ultima sede la sua attenzione investigativa nel contrasto al traffico di stupefacenti su scala sia nazionale che internazionale. E' impegnato nella lotta alle mafie che in quegli anni stavano estendendo i loro interessi criminali nelle principali metropoli. Si specializza in questo senso nel contrasto della criminalità economica ed è tra i fondatori dello SCO, il Servizio Centrale Operativo di cui è stato direttore nel 1996. Si è occupato anche di immigrazione presiedendo nel 2003 il comitato strategico su immigrazione, frontiere e asilo politico del Consiglio dell'Unione Europea di Bruxelles. Ha rivestito il ruolo di consulente della Commissione parlamentare sull'accordo di Schengen e delle Commissioni parlamentari antimafia e sul riciclo dei rifiuti.

 

 

 

 

Si ringraziano i manutentori del sito istituzionale della Polizia di Stato per il materiale fotografico gentilmente messo a disposizione.

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